Educare il cane: dai premi-punizioni alle motivazioni di razza

Per educare un cane alle regole della nostra società civile ci vogliono tempo, pazienza e costanza. Tuttavia ne vale davvero la pena. Avere un cane educato che si fida di noi assicura all’animale stesso e a tutte le persone che possono entrare in relazione con lui una piacevole convivenza.

Se hai appena adottato un cucciolo o se hai un cane da tanti anni ma non riesci a farti ascoltare quando gli chiedi qualcosa, sappi che non è tutta colpa sua. I cani, come dopotutto anche l'uomo, non "nascono imparati", ma hanno bisogno di essere “educati” a sviluppare e gestire le proprie potenzialità e a rafforzare il legame di relazione con voi.

E per farlo c’è bisogno di seguire percorsi educativi specifici. A riguardo ci sono teorie e approcci diversi: vediamoli nel dettaglio.

Il cane non è un automa: perché l’educazione comportamentista non funziona più

Fino a qualche anno fa ai cani venivano insegnati dei comandi, semplici, univoci e recepibili all’istante, sfruttando la tecnica del premio-punizione o, in tempi recenti, con il solo rinforzo positivo.

Dai il comando, osservi il comportamento del cane, se fa quello che gli hai chiesto lo premi con qualcosa che gli piace, ad esempio un gustoso croccantino.

Questo metodo funzionava perché il cane era considerato un automa, capace solo di reagire a uno stimolo, gestuale o verbale, con un riflesso condizionato che era possibile “pilotare”. Una volta acquisito, diventava quasi automatico e del tutto naturale. E con lo stesso comando o istruzione si educava qualsiasi cane, di qualsiasi razza.

Oggi, invece, al cane viene riconosciuta un’intelligenza propria e specifica per ogni animale, che consente di superare il precedente modello meccanicistico e di puntare a un apprendimento di tipo cognitivo, che tiene in considerazione anche la sua personalità, il suo carattere e le esperienze pregresse.

Educare il cane con il metodo CZ

Studi e ricerche sempre più approfonditi hanno portato a una visione del cane completamente rinnovata, rispetto a quella di un tempo. Gli esperti hanno dimostrato che il cane è in grado di elaborare le informazioni e modificare i suoi comportamenti in vista di uno scopo, sviluppando capacità che gli permettono di essere autonomo.

Facendo esperienza il cane è in grado di mettere in atto determinati comportamenti basandosi su quello che aveva funzionato nel suo passato, cioè adottando quegli atteggiamenti che in precedenza gli avevano permesso di gestire e risolvere il problema.

Il rinforzo positivo, che ancora viene utilizzato dagli educatori, non ha più l’obiettivo di condizionare il cane a dare una risposta automatica (come avveniva in passato), ma semplicemente motiva l’animale e consolida l’acquisizione di una conoscenza comportamentale.

Questa nuova metodologia per educare il cane si chiama approccio CZ (Cognitivo Zooantropologico) e si basa su due concetti:

  • Attribuire al cane una certa “cognizione”, cioè la capacità di riflettere, fare esperienze, avere dei ricordi ed essere in grado di immagazzinare ed elaborare informazioni al fine di rispondere alle richieste e ai comandi in maniera adeguata.
  • Sfruttare le interazioni con l’ambiente, per riuscire a insegnare al cane a relazionarsi al meglio con lo spazio e le persone che lo circondano, partendo dalle specificità e diversità che contraddistinguono ogni animale (studio zooantropologico).

I programmi educativi che adottano questa metodologia di insegnamento fanno uso di metodi gentili (rinforzo positivo) e soprattutto di esercizi su misura, basati sull’analisi del pregresso del cane e sulle motivazioni di razza.

Esempio banalissimo, insegnare ad un cane da caccia magari adottato da adulto, abituato a correre libero nella natura inseguendo una traccia, a stare al guinzaglio richiede attività e procedure diverse rispetto all’educare alla stessa azione un cane da compagnia adottato da cucciolo in allevamento.

Leggi anche questo articolo sulle motivazioni di razza per scoprire come trarre il massimo vantaggio dall'educare il cane secondo questo approccio.

Attenzione a non confondere l’educazione con l’addestramento

Nel primo caso si istruisce il cane a rispettare le regole di convivenza civile, come ritornare al comando o camminare al guinzaglio e ad instaurare una relazione di fiducia con il proprio umano. Con l’addestramento, invece, si insegna all’animale a fare un determinato lavoro o sport, ad esempio un percorso di agility o un’operazione di soccorso.

Le sessioni di educazione non sono esercizi da fare una volta ogni tanto, ma si articolano in un percorso più completo e personalizzato sul binomio, una vera e propria disciplina cinofila che comprende una serie di esercizi da eseguire con costanza, sempre in maniera piacevole, affinché il cane assimili al meglio i diversi comandi e consolidi la relazione e comunicazione con il proprio proprietario. Per questo noi consigliamo sempre di rivolgersi a dei professionisti capaci di guidare cane e padrone nelle varie fasi dell’apprendimento.


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