Motivazioni di razza: un manuale d'istruzioni per la felicità

di Irene Donegana

Motivazioni di razza: tre parole che racchiudono, forse, la parte più rilevante e fondamentale del lavoro di educatori cinofili. Ma è bene partire dal principio, spiegando cosa sono esattamente le Motivazioni.

Ogni cane, che sia un meticcio o abbia un pedigree di dieci pagine, porta con sé un doppio bagaglio: ontogenetico e filogenetico.
Con il primo termine s’intendono tutte le esperienze vissute dal soggetto nell’arco della sua vita, positive o negative, più o meno costruttive.
Concentriamoci sul secondo, di maggiore importanza per l’argomento che stiamo trattando in questo articolo. Il bagaglio filogenetico è l’insieme di tendenze, propensioni attitudinali, eredità di una specifica filogenesi del soggetto. E così diviene ovvio come non solamente i cani di razza pura abbiano delle specifiche motivazioni, bensì anche tutti i meticci, che altro non sono che incroci di cani di razza!

Ogni cane, alla nascita, si trova così dotato di un “pacchetto motivazionale” che lo condizionerà e orienterà per tutto il resto della sua vita. Le motivazioni possono altresì essere descritte come dei target, degli obiettivi che il cane si sente spinto a raggiungere, in maniera del tutto istintiva.

Ma entriamo nel vivo della pratica!

Un Labrador avvertirà sempre l’esigenza di prendersi cura del suo nucleo familiare e questa spinta viene chiamata motivazione Epimeletica, a cui s’accompagna per altro una forte propensione Sociale sia Intraspecifica sia Interspecifica (ovvero nei confronti di cani e persone).

Un esempio di motivazione Sociale Intraspecifica

A pari modo, un Rottweiler sentirà dentro di sé una forte motivazione Protettiva, nonché una decisa spinta Competitiva specialmente nei confronti di conspecifici, il che a sua volta spiega una bassa motivazione Sociale Intraspecifica.
Da qui, l’errata convinzione che esistano “cani buoni” e “cani cattivi”: niente di più errato. Esistono semplicemente cani con motivazioni agli antipodi tra loro ed ecco perché risulta di fondamentale importanza conoscere la razza che si è deciso di adottare (o indagare facendosi aiutare da una persona qualificata come un Educatore Cinofilo, appunto, sull’incrocio di razze che compongono quel meticcio), andando ben al di là del mero aspetto fisico.
La gestione in libertà di un cane da caccia, sia esso un Beagle o un Bracco, sarà ben più difficile di quella di un Border Collie: i primi spinti (è proprio il caso di dirlo!) da una fortissima motivazione Predatoria, hanno un sistema di distanze totalmente differente rispetto a un pastore conduttore come il Border, anch’egli certamente predatorio, ma incredibilmente Collaborativo.

Motivazione Collaborativa

Come Educatori Cinofili ci capita, ahimè molto, troppo spesso di ricevere richieste d’aiuto da parte di proprietari di cani che, arrivati nelle nostre zone dal Centro o Sud Italia, iniziano fin da cuccioli a mostrarsi timidi, per non dire fobici. Molto spesso vengono addirittura definiti “aggressivi” proprio perché il loro disagio è tale da spingerli a manifestare con un ringhio o anche addirittura con un morso tutta la loro concreta e immensa difficoltà di adattamento a uno stile di vita lontano anni luce dal loro benessere.
E parlando di volontariato (troppo spesso compiuto con tante buone intenzioni, ma scarsissima se non addirittura assente informazione e formazione) le cose si complicano, poiché le premesse per un’adozione ottimale sono la conoscenza delle motivazioni di razza di quel cane e nella quasi totalità dei casi, nel mondo dei canili e delle tristemente note staffette, i cani in questione sono meticci. Troppe volte questi cani non vengono adeguatamente compresi e capiti, non riconoscendo la loro reale natura, assegnati a famiglie non in grado di gestirli o con esigenze di vita quotidiana non in grado di soddisfare le motivazioni specifiche di quel soggetto.

Ed è qui che nascono le problematiche comportamentali, dalla frustrazione di esigenze non appagate.

Nascono, ad esempio, quando si trasporta un cane abituato alle campagne del Sud, che ha avuto scarsissimi o nulli contatti con l’uomo, semi ferale da generazioni, in una famiglia con bambini che vive in paese e vorrebbe tanto condurre il suo cagnolino la domenica sul lungo lago.

Nascono quando si porta un mix Maremmano in una villetta con giardino i cui proprietari invitano puntualmente ospiti e amici, e man mano che il cucciolo bianco e carino crescerà sarà sempre meno disposto ad accettarli in casa propria. Non certamente perché si tratta di un cane “cattivo” o perché abbia un problema comportamentale, ma perché la sua fortissima motivazione Territoriale lo spinge a difendere quello che nel tempo è divenuto il SUO giardino. Non sono forse stati selezionati per questo, i nostri meravigliosi Maremmani?!?

E vogliamo parlare dei tanti Levrieri che arrivano nel nostro paese dalle situazioni più disparate a cui, nella stragrande maggioranza dei casi, viene totalmente inibita la motivazione Cinestesica, la possibilità di correre, in un eccesso di protezione esasperata da parte degli adottanti? Perché vogliamo a tutti i costi snaturare questi cani per farne dei fantocci a nostra esatta immagine e somiglianza?

Motivazione Competitiva

Lavorare secondo un approccio Cognitivo Zooantropologico significa quindi lavorare avendo ben presente le motivazioni di quel soggetto e avere come obiettivo il miglioramento della sua qualità di vita, l’aumento della gratificazione e il riequilibrio motivazionale e la diminuzione della frustrazione. In molti casi, l’appagamento delle motivazioni di quel cane è la soluzione al problema. E la ricompensa a una determinata attività sarà l’appagamento stesso, con un notevole beneficio mentale e comportamentale per il cane, ma anche per quanto concerne la relazione stessa con il proprietario.
E ancor più spesso questo appagamento si discosta di molto dall’idea preconcetta di benessere che abbiamo costruito nella nostra testa: un Molosso relegato a fare la guardia, socialmente isolato in un giardino, sarà un cane psicologicamente devastato vista la sua altissima propensione Affiliativa ovvero di appartenere a un gruppo sociale e familiare.
Esattamente come un Pastore dell’Anatolia costretto a vivere in appartamento, su di un bellissimo divano morbido e a passeggiare al guinzaglio in centro paese sarà un cane profondamente infelice, se pensiamo per quali obiettivi e per che stile di vita è stato selezionato.

In fondo per noi umani non è poi così diverso: anche noi agiamo spinti da passioni che ci guidano attraverso percorsi completamente diversi fra loro e sicuramente lo stile di vita di un Educatore Cinofilo sarebbe inaccettabile e inconcepibile per una persona che ha scelto di lavorare in ufficio. E viceversa, ovviamente! Perché quindi ai nostri cani imponiamo delle vite standard, come se non riconoscessimo delle profonde differenze tra ciascun individuo?

Per una convivenza felice è fondamentale scegliere un cane che ben si adatti alle nostre esigenze, andando al di là delle apparenze, informandosi, conoscendo. Ascoltando e imparando. La vita con uno o più cani è sempre un compromesso, il cui obiettivo deve però essere un equilibrio reciproco di consapevolezza e serenità.

Elenco delle Motivazioni di Razza

  • Predatoria (rincorrere un movimento)
  • Territoriale (difendere un territorio)
  • Sillegica (raccogliere oggetti e portarli in un luogo sicuro)
  • Somestesica (conoscere ed esplorare il proprio corpo)
  • Et-epimeletica (chiedere o prestare cure)
  • Epimeletica (prendersi cura di qualcuno)
  • Competitiva (confrontarsi o gareggiare con un conspecifico)
  • Sociale (interagire con un individuo o un gruppo, canino o umano / intra o interspecifica)
  • Collaborativa (collaborare con un altro per una finalità)
  • Di ricerca (cercare oggetti o un obiettivo definiti)
  • Protettiva (difendere un elemento del proprio gruppo sociale)
  • Perlustrativa (esplorare un luogo, un ambiente)
  • Esplorativa (analizzare un oggetto nei particolari)
  • Possessiva (mantenere il possesso di un oggetto)
  • Cinestesica (fare movimento)
  • Affiliativa (far parte di un gruppo familiare)
  • Comunicativa (essere in grado di comunicare uno stato o una necessità)

Libro consigliato