"Il cane deve fare le feste!" Ma anche no

in Varie

di Marina Garfagnoli

Stamani ho inavvertitamente ascoltato la conversazione tra una ragazza ed un uomo. Il dialogo verteva sul Pit Bull di lei, chiamato ad una visita comportamentale, resasi necessaria dopo una segnalazione di aggressione ai danni di un estraneo.

In realtà è stata la ragazza a chiedermi di avvicinarmi, perché portassi al suo cane dell'acqua.
Mestamente, ho preso una ciotola e sono andata alla fonte più vicina per dare almeno un po' di sollievo a quel povero cane. Mestamente ho lasciato la ciotola a terra e altrettanto mestamente non l'ho sollevata da terra, quando il cane ha finito di bere, per sfracassarla in testa alla ragazza.
Esiste una ragione per tutta questa mia aggressività passiva: Il Pit Bull aveva uno strangolo e veniva impiccato per ogni singolo movimento ed indotto a sedersi senza motivazione.
Ovviamente soffocava, ma non solo per il caldo.

Comunque...mi sono sforzata di ricordarmi che anche Kenya, per 2 mesi e 1/2 nella sua vita, ha avuto uno strangolo e che tutti (o meglio: quasi tutti) magari, tempo addietro, eravamo come la ragazza (ora non proprio, proprio uguali direi...).

Mentre mi preparavo ad andarmene ho sentito la conversazione cui mi riferisco a inizio articolo.
La ragazza lamentava una denuncia illecita ed eccessiva, dovuta a 2 graffi procurati dal cane ad una donna, nell'intento (da sua lettura) di farle le feste.

Devo dire che in quel Pit bull (peraltro bellissimo) non ho notato segnali di minaccia nei miei confronti, neppure minimi.
Sembrava un cane sensibile, ma non è mai stato aggressivo, né prepotente, né nel momento in cui mi sono avvicinata per prendere la ciotola, né quando gliel'ho riportata piena di acqua. E' stato decisamente controllato. Io non ho chiesto niente a lui. Lui niente a me.

Le feste. Che dannazione!
Non riesco ad abituarmi all'aspettativa della gente, per cui TUTTI i cani dovrebbero essere felici di incontrare persone mai viste e per cui dovrebbe essere normale saltar loro in faccia, urtarle con le zampe e con il muso, graffiarle con le unghie, spingerle via (in segno di un amore fraterno alla Bud Spencer), falciarle nella corsa ed infine rotolargli anche addosso.

A me i cani fisici, alle volte, mettono a disagio.
Come mi ci mettono le persone fisiche.
Come mi ci mette il giocare alla lotta o l'avere un contatto che non richiedo.
Coi cani posso imparare ad essere fisica, se loro lo vogliono. Ma a tutte le persone che a me si rivolgono ripeto sempre di ascoltarsi e di chiedere alle più intime, personali, emozioni, quali possano essere le caratteristiche di un contatto fisico che vengono da loro percepite come eccessive.
Ascoltarsi e sentire il disagio, può permetterti di capire che l'intenzione di un cane che ti spinge può non esser positiva, al di là dei tuoi preconcetti e della voglia di accettazione di un amante di cani.
Ascoltarsi, rispettare se stessi e mettere le sensazioni in parole, può portarti a trovare il legittimo coraggio di dire a chi invade il tuo spazio, cane o umano che sia, che, per te, tanta intimità è un po' troppo.

Io non ho alcun dubbio nel credere che il Pit Bull di stamattina, assolutamente, non meritasse quella denuncia. Non ho dubbi che il suo intento non fosse quello di essere pericoloso, bensì di essere comunicativo. Ritengo (anche se di fatto non c'ero) che quella comunicatività non sia stata capita e quanto a lui è accaduto mi rimanda a tantissimi cani (anche non necessariamente dei bulli) che, in più di un'occasione, vengono spinti oltre le proprie capacità di accettazione, in virtù del fantomatico e fantasioso desiderio del Cane domestico di incontrare chiunque e del provar gioia nel conoscere ogni estraneo.

Per un cane, molto spesso, la fisicità è sintomo di eccitazione emotiva, e, insieme alla tensione muscolare, di emozioni che sono pronte ad esplodere. Un cane molto fisico ed irruento con gli esseri umani (ma può accadere anche all'indirizzo dei cani) molto spesso sta solo tentando di dare e prendere distanza da ciò che gli causa stress eccessivo e disagio. Frequentemente, l'irruenza che consideriamo gioiosa ed interpretiamo come un "festeggiamento", altro non è che ansia ed irrequietezza. Ed eccitazione, ansia ed irrequietezza, possono portare a perdere la lucida capacità di frenarsi e controllare il proprio corpo e la propria forza fisica. A volte la propria bocca.

Un cane che vive eccitato a causa delle nostre continue richieste e a causa degli strani contesti cui lo esponiamo, ha moltissime probabilità di scaricare tutto questo ingombrante bagaglio emotivo, inadeguatamente accumulato ed inespresso, verso un altro individuo, anche quando non c'è l'intento a ferire, ma solo quello a proteggersi.

Chi mi conosce lo sa, io amo la naturalità delle cose ed amo i meticci. Trovo che la selezione di razza, per quanto (per me) ingiusta, abbia creato creature bellissime, ma che, sfortunatamente, abbia anche creato delle vittime, che, purtroppo, dopo decine e decine di anni, ancora non sono capite.

Un Pit Bull ha, per caratteristiche di razza, una tendenza all'eccitazione potenzialmente molto alta.
Un Pit Bull ha, per caratteristiche di razza, una tendenza alla sensibilità sociale potenzialmente grandiosa.
Un cane, per vivere bene, a prescindere dalla razza di appartenenza, deve riscoprire soprattutto che la vita può essere calma, che può essere il tempo, lo spazio, l'assenza di richieste.
Un Pit Bull non deve imparare a comunicare, a controllarsi, ad esser socievole.
Siamo noi che dobbiamo imparare a sentire, a ridefinire il significato della vita, ad allenare l'intelligenza emotiva, a ritrovar tutte le emozioni e la naturalità nella gestione di esse, ricordando che, molto spesso, un perpetuo stato di eccitazione è, per ogni individuo vivente, una minaccia potente alla possibilità di sopravvivenza.